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DAVERIO

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Arte Cultura Bellezza | 05 dicembre 2019
Philippe Daverio presenta “Acqua, madre della vita”

Per il Centenario dell’Acqua Pubblica presentata l’opera in tre volumi realizzata in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia

La Risurgenza delle acque è un’espressione che Leon Battista Alberti, architetto del Rinascimento, aveva usato quando nel Quattrocento gli era stato richiesto di far riemergere gli antichi acquedotti romani. Il termine Risurgenza venne recuperato dai francesi, dopo il periodo napoleonico, divenendo Rinascenza e, vari secoli dopo, trasformato in Rinascimento. La Rinascenza è il riemergere dal passato e, in senso più ampio, rimanda al fenomeno di emancipazione, di sviluppo. La Rinascenza della Puglia, intesa come la sua emancipazione sociale e civile, inizia con l’arrivo dell’acqua”. È Philippe Daverio, critico e storico dell’arte, a dare voce alla splendida raccolta di documenti e foto inedite presentata in tre volumi sul Palazzo dell’Acqua di via Cognetti a Bari, sede storica dell’Acquedotto Pugliese, per il secondo appuntamento del Centenario dell’Acqua Pubblica. L’evento è stato condotto dalla nota giornalista televisiva RAI Monica Setta.

“La presentazione dei tre volumi dedicati alla storia dell’Acquedotto Pugliese, – ha spiegato il Presidente del Consiglio della Regione Puglia, Mario Loizzo – rappresenta un evento di alto valore scientifico e culturale, destinato a rilanciare l’immagine della Puglia in Italia e all’estero. La feconda collaborazione tra la Presidenza del Consiglio regionale pugliese e quella di Aqp, hanno consentito di realizzare un’opera che, per i suoi contenuti storici, artistici e letterari, rappresenta un’autentica perla culturale nella pur vasta e qualificatissima letteratura dedicata a quella che, come pugliesi, amiamo orgogliosamente definire una straordinaria opera dell'ingegno umano. 

 L’intreccio narrativo e documentale sulle architetture del Palazzo, sui disegni del Brunetti e sulla narrazione

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ungarettiana, conferisce all’opera editoriale un valore inestimabile, che racchiude in una felice sintesi, la sterminata documentazione letteraria ed iconografica esistente, e offre ai lettori l’immagine pulsante di questa grande opera, che fu decisiva per consentire il “rigoglioso rifiorire delle Puglie” sin dagli inizi del ‘900. Va dato atto agli studiosi, agli editori e ai collaboratori tutti, che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, della loro accurata esposizione  dall’alto valore storico e filologico.  Se è vero che, come affermava il principe Miskin nell’Idiota  di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, questa pubblicazione vi offre sicuramente il suo piccolo ma significativo contributo” .

Il Presidente di AQP, Simeone di Cagno Abbrescia, nel suo intervento introduttivo, ha voluto richiamare le ragioni di questo sforzo editoriale realizzato d’intesa con Mario Loizzo, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia. “Acqua, madre della vita – ha detto il Presidente Simeone di Cagno Abbrescia –è una meravigliosa opera d’arte, esaltata dall’appassionato lavoro corale del Politecnico di Bari, di docenti e studiosi sull’acqua e sulla storia del nostro palazzo, la cattedrale laica dell’acqua. Uno scrigno sulle bellezze di questo Palazzo, simbolo eloquente della grandiosità e della maestosità di quanto realizzato sul territorio pugliese, dove scorre l’acqua benefica, sanguis terrae come si legge in una delle lunette sulle sue facciate esterneUn racconto fascinoso che evoca la storia della Puglia e dell’architettura del Novecento Italiano” .

“Da un massiccio basamento di pietra viva e grezza, si alzerà una massiccia muratura di pietra bugnata a conci rustici rettangolari e quadrati, come in molti castelli medievali pugliesi”. Inizia con queste parole la relazione di Cesare Brunetti per la costruzione del Palazzo dedicato all’acqua, progettato nel centro della città. Un progetto divenuto realtà in soli 4 anni che lascia ammirati per la finitura di ogni dettaglio e di ogni ambiente, grazie alla cura e all’arte di Duilio Cambellotti. 

Il portone d’accesso a tutto l’edificio – continua l’ingegnere – mostrerà il cortile, dove fra verdissimi arbusti lo zampillo perenne di una fontanella sgorgherà tra figurazioni simboliche del rigoglioso rifiorire delle Puglie dissetate dall’acqua del Sele”.

 “A Cesare Brunetti, dipendente di Acquedotto Pugliese, a soli 31, viene affidata la progettazione e la direzione dei lavori del Palazzo”.

“A lui – ha commentato il Presidente di Cagno Abbrescia – va il nostro affettuoso pensiero. Di lui a parlare rimane questa opera che nel tempo accresce in bellezza e valore. Nel suo esempio ritrovo l’agire dell’acquedottista. Il segno di una presenza spesso nascosta ai più, ma non per questo meno virtuosa ed efficace perché portatrice di benessere”.

Il Palazzo segna un’epopea grandiosa, soprattutto esprime il raggiungimento di un grande obiettivo: portare l’acqua nella Puglia assetata, bruciata dal sole. Non furono visionari quanti furono capaci di invertire il corso del fiume Sele costruendo gallerie, ponti, viadotti, canali e ramificandosi per tutti i centri abitati della regione, per arrivare a casa di tutti i cittadini, fino al Capo di Santa Maria di Leuca.

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l terzo volume dell’opera porta il titolo “Giuseppe Ungaretti. Alle fonti del Sele” assume i toni di un’epopea. Le emozioni che il grande poeta di fama internazionale ci ha lasciato, viaggiando fra la Puglia e la Basilicata, sono pagine preziose sul fascino che la costruzione dell’Acquedotto Pugliese ha esercitato nella sensibilità  dei grandi viaggiatori.

Il poeta inviato speciale della Gazzetta del Popolo di Torino, giunge in Puglia nel 1934 quando il fiume Sele imbrigliato nelle grandi gallerie, è arrivato fino a Leuca. Nell’itinerario seguito, spostandosi in quel suo “correre dietro l’acqua in su e giù, dal Gargano a Caposele” il poeta viaggiatore si imbatte in una terra che si apre come un mare, sconfitta dal sole abbagliante che da tempo immemorabile l’aveva condannata all’aridità del deserto.

Nel corso dell’evento due giovani chitarristi, Virginia Sassaroli e Vincenzo Fortunato, hanno evocato il suono dell’acqua sulle corde dei loro strumenti.

“Acqua, madre della vita”

Nata da un progetto di ricerca condotto da Emanuela Angiuli, antropologa e storica dell’arte, sugli archivi storici dell’Acquedotto Pugliese, l’opera si articola in tre volumi, racchiusi in un elegante cofanetto:

1. Il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese nell’Architettura italiana del Novecento

a cura di Emanuela Angiuli, Gian Paolo Consoli, Fabio Mangone, 

autori: Giuseppe Carlone, Rossana Carullo, Valentina Castagnolo, Matteo Fochessati, Gianni Franzone,

Mimma Gattulli, Antonio Labalestra, Ornella Selvafolta
 

 

2. Giuseppe Ungaretti. Alle fonti del Sele

a cura di Emanuela Angiuli

autori: Pasquale Guaragnella, Celeste Maurogiovanni
 

3. L’archivio dei disegni di Cesare Brunetti

a cura di Emanuela Angiuli, Giuseppe Carlone, Antonio Labalestra

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